Con questa sono giunto alla quinta parte dell’introduzione a Poeti nel limbo, che vado riproponendo su questo blog.
ATTRAVERSANDO LA SELVA OSCURA (parte 5a)
Costellazioni di poeti
Al di là del problema generazionale, comunque, qualcosa si può aggiungere intorno al metodo con cui ci si è avventurati nella nostra analisi. Semplificando al massimo, annoteremo questi principi: a) rifiuto di mappe preconfezionate per orientarsi nella molteplicità delle esperienze poetiche e rifiuto dei metodi di lettura che non nascessero dal confronto diretto con il testo; b) primato del testo rispetto alla poetica da cui muove; c) irriducibilità di un’opera non soltanto a una linea poetica, ma allo stesso profilo critico del suo autore. L’idea fondamentale implicita in questi tre punti è la fiducia nella capacità della poesia di imporsi per forza intrinseca e di suggerire i procedimenti più idonei per la sua stessa decodifica.
Ecco la quarta parte dell’introduzione a Poeti nel limbo.
ATTRAVERSANDO LA SELVA OSCURA (parte 4a)
Un isolamento fiducioso, ma sofferto
Per rientrare definitivamente nel merito dei fatti letterari che ci interessano, è opportuno cedere la parola agli interessati. La questione si pone in questi termini: veramente il rifiuto di un’identificazione generazionale va assunto come elemento qualificante per gli autori abbracciati nella nostra indagine? «In sostanza», ricorro alle parole di
Ecco la terza parte dell’introduzione a Poeti nel limbo.
ATTRAVERSANDO LA SELVA OSCURA (parte 3a)
Una generazione di mezzo
In queste pagine sono stati presi in considerazione, a parte rare eccezioni, poeti nati fra il 1952 e il 1965. Si tratta di estremi anagrafici non assoluti che si sono determinati cammin facendo, nell’intenzione di compattare il più possibile, ma in modo sensato, il campo d’azione.
Non so se gli autori inclusi appartengano ad una generazione definibile, nonostante la relativa ristrettezza dell’arco cronologico individuato. È certo però che si tratta di poeti in qualche modo interposti fra due fronti riconoscibili: quella che Raboni ha rubricato sotto la formula di «generazione del ’68» e quella degli autori nati negli anni Settanta, emersa perentoriamente attraverso una sequenza inusitata di pubblicazioni e di manifestazioni varie.
Scrivendo (il testo si può leggere QUI) a proposito del saggio Poeti nel limbo, Carlo Cipparone annotava la scarsa presenza di poeti meridionali. Ricordo che anche quando uscì L’opera comune qualcuno evidenziò lo stesso problema. Ora, è evidente che qui da Borgomanero potremmo non avere strumenti adeguati per valutare il panorama della poesia contemporanea in modo oggettivo, eppure so per certo che si era tentato di rappresentare l’esistente senza pregiudizi, preoccupandoci anche numericamente della presenza di autori del sud Italia. Ci preoccupammo anche, per dire, della presenza di voci femminili. I due casi editoriali però sono diversi: l’antologia di poeti nati negli anni Settanta L’opera comune aveva un intento, per così dire, militante, voleva essere una spinta iniziale e non un testo che consacrasse anzitempo chi aveva ancora tutto da dimostrare. I Poeti nel limbo sono invece il frutto di un monitoraggio che ho portato avanti per anni persino con fanatismo. Ciò non significa che i giudizi elaborati siano di per sé esatti, ci mancherebbe; però credo di aver letto libri e sfogliato riviste a sufficienza in lungo e in largo per farmi un’idea abbastanza imparziale della poesia italiana degli ultimi decenni.
Fra tante antologie ne manca una: quella dei vecchissimi poeti italiani. Eccola ! Il poeta meno anziano è del 1913. Un’autentica novità ! Alcuni anni orsono, grazie agli amici di “Nabanassar”, questo augusto florilegio venne presentato al pubblico e suscitò l’interesse di un editore nazionale. Ma al momento di andare in stampa, qualcuno bloccò le macchine. Auspichiamo che attraverso questo canale e in una veste rinnovata l’antologia riceva l’attenzione che merita e una proposta editoriale all’altezza del suo pregio.
BIANCA MARIA FRESCHINA
Antesignana della poesia femminile, è originaria della Lomellina. Del 1897, è la più vecchia fra i poeti antologizzati. La sua poetica, segnata da una sensibilità che non fa rima con sensualità, si concentra sulla descrizione del corpo femminile, in particolare del suo, ultracentenario, che non brilla affatto per bellezza. Ne descrive senza vergogna le rughe, gli acciacchi, le pustole, le menomazioni.
In gioventù è stata balia di un importante logico nato a Pavia e noto fra gli adepti come scrittore di poesie paradossali.
Si è più volte detto dell’attenzione editoriale che ha ottenuto la generazione dei “poeti nati negli anni Settanta” e in effetti molte sono le antologie che si sono rincorse l’un con l’altra negli anni passati. Alcune però si sono, a quanto mi pare, perse per strada. Ricordo infatti di un numero di “Nuovi Argomenti” a cui lavorava lo stesso Flavio Santi, che aveva già raccolto i testi che avrebbe lanciato nell’agone; soprattutto, l’illustre Cortellessa si apprestava pure lui a scendere in campo forte di uno spazio nella collana di Guanda. Qualcuno sa perché i rispetti progetti si sono (o sono stati) affossati? È possibile o auspicabile, in qualche modo, riesumare i corpi e praticare qualche rito per dare loro una fisionomia almeno virtuale, sul web? Mi piacerebbe veder ondeggiare da queste parti l’ectoplasma di tali antologie… Per esempio, sarei curioso di conoscere l’elenco degli inclusi – ma il mio è un giochino nomenclatorio, sia chiaro, ed un reale gusto gossipparo per gli “inghippi editoriali”, non voglio affatto tornare sul tema delle generazioni… Qualcuno ne sa qualcosa?
Marco Merlin