mercoledì, 24 giugno 2009

BIBLIO / MATTEO BONSANTE

Matteo Bonsante, Iridescenze, Polignano a mare, Aliante 2007

È trascorso più di un anno da quando ho letto per la prima volta l’ultima raccolta di Matteo Bonsante, autore apprezzato in precedenti interventi su «Atelier». Colpisce sempre la poetica di questo scrittore che compie uno sforzo “titanico” di superare l’apparenza fenomenica per consegnare alla parola il senso della vita, dell’accadimento, della percezione.

Come Mario Luzi, egli sa che il mondo “è”, sa che contro ogni relativismo gnoseologico esiste una totalità oggettuale e dinamica che si presenta all’uomo e proprio su questa convinzione Bonsante “esercita” la poesia. Ho detto “esercita” non nel senso di applicarsi ad un esercizio, ma nel senso militare e cioè di condurre una vera e propria battaglia contro lo sparire dell’avvenimento, contro il dileguarsi delle sensazioni, contro lo sbiadirsi del fatto. A tal fine egli deve individuare «un diverso sguardo possibile», come recita il sottotitolo, una profondità di luce che porti alla coscienza e alla parola un barbaglio, un lampo, un’impressione di luce, un’«iridescenza». Il buio si squarcia, il nero si ravviva nel colore, l’indistinto assume forma; si delineano le differenziazioni, il piatto assume profondità, la fissità movimento, la morte si trasforma in vita.

 

 

In questo modo la lettura del testo diventa una vera e propria “trans-figurazione”, mediante la quale le consuete percezioni spalancano orizzonti di senso in una continua illuminazione, in cui la luce scompare nel momento dell’apparizione lasciando, tuttavia, la certezza della visione: «Il vento autunnale si aggira lungamente / tra i casolari senza fumo delle campagne. // Sguardo elusivo d’un moto senza meta».

Bonsante, in ogni caso, non si limita ad una, sia pur vertiginosa, ricognizione del reale; egli poeticamente opera una vera e propria “seconda navigazione”, quel processo platonico mediante il quale si risale alle essenze:

 

È nella casa dell’essere che sorgono

luci e ombre, gridi

e tonfi nella notte,

                                               e nell’attesa.

 

Nella casa del nulla

regna una calma sovrana.

Come prima della tempesta.

 

«Filosofo o poeta?» potrebbe domandare qualcuno. «Poeta», soltanto poeta, perché al pensiero non chiede la dimostrazione e perché dal pensiero acquista le domande e l’ansia della Verità. La poesia non ama i nessi, brucia i legami come l’uccello che s’alza in volo senza controllare la forza delle proprie ali: «A volte il sorriso, la presenza / sono ferite aperte. // — Tra purezza e distanze». Dove sta il filo argomentativo? Il lettore deve cercarlo dentro di sé, dentro la propria esperienza, deve costruirselo, non deve rintracciarlo nei versi.

«Filosofo o poeta?». Poeta, perché il filosofo può solo testimoniare il desiderio dell’infinito, non può dimostrarlo: «Il tuo segno, eternità, è fitto in me / come l’insetto nell’ambra, / negli alberi i cerchi, il fuoco nelle stelle»; poeta, perché lavora tramite gli oggetti e non le idee, perché la sua “seconda navigazione” si compie a forza di muscoli e di remi contro la resistenza delle parole, quegli involucri che hanno la pretesa di rispecchiare l’universo interno ed esterno. E, quando, queste sono collocate nella giusta prospettiva rivelano la piccolezza dell’essere umano, mai la grandezza del reale: «Madre, sposa, brezza, neve… / ogni parola che volge in trepida carezza / è atta a cogliere un nimbo del tuo / grembo». Il poeta, infatti, vive sospeso su una corda tesa di esilissima estensione sull’abisso del silenzio: «Attraversare il muro del silenzio / in punta d’ansia / il varco sempre aperto».

La lettura di questa raccolta di Bonsante lascia il sapore “lungo” di una passeggiata mattutina in riva al mare, sospesa tra una città ed uno stretto.

Giuliano Ladolfi

postato da AtelierPoesia alle ore 08:13 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: biblio



Commenti
#1    05 Luglio 2009 - 18:55
 
continua tensione poetica, in queste brevi rime...ma il valore è di cristallina purezza...
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