giovedì, 03 gennaio 2008

La Poesia sul "Sole" – di Matteo Fantuzzi

Dallo scorso Venerdì 28 Dicembre Il sole 24 ore ha iniziato la nuova collana di Poesia in allegato col quotidiano. Diversi pregi e un grosso difetto tenendo in mano il primo numero della collana dedicato a Giuseppe Ungaretti: grande attenzione non solo ai testi, ma alla vita (curata da Anna Simone) e alla critica con un intervento di Pierluigi Cappello, con una struttura in grado di potere attrarre l’interesse di lettori molto differenti anche come grado di approfondimento della cosa poetica. L’iniziativa insomma sembra notevole tenendo in mano questo primo libro, in grado di arrivare davvero ad una platea più ampia e interessabile. La “fregatura” è che i nomi alla fine sono sempre quelli, se si è “osato” sull’impianto i termini della discussione sono rimasti i soliti già visti ad esempio col Corriere della Sera: da Dante a Montale, da Foscolo a Neruda si continua a guardare il solito elenco di 50 anni fa: sarebbe follia proporre Luzi ? Raboni ? Zanzotto ? Bacchini ? Pagliarani ? Magari lo stesso Franco Loi ! Sono questi gli autori di cui dobbiamo parlare alla gente, ma non tanto questo o quell’autore, cosa opinabile, quanto una tipologia ben identificata, di chi s’è fatto 60 anni almeno di lavoro, non ragazzini, non improvvisati, ma fette spesse del Secondo Novecento. Quando riusciremo a parlare di questi a mio avviso si sarà fatto molto per la diffusione della Poesia e non “solo” per la diffusione del libro di Poesia. State bene.

 

Matteo Fantuzzi

postato da AtelierPoesia alle ore 18:29 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
categoria: attualità



Commenti
#1    03 Gennaio 2008 - 18:40
 
Hai ragione Matteo ma siccome queste attività editoriali tramite l'edicola hanno come pure scopo la vendita (si veda i titoli dei Meridiani dell'anno scorso usciti in edicola, ecc.) si preferisce puntare sui soliti noti. Va così. Certo se il guadagno interessante un pochino meno (non dico di non badarci, oggi sarebbe utopia...) puntando più alla sostanza si farebbero conoscere tanti nomi troppo spesso di nicchia. Alla tua lista mi permetto di aggiungere Caproni, Gatto e Bertolucci.
Ma perchè non hanno affidato questa collana a Francesco Loi visto che collabora al Sole 24 ore?

Un caro saluto

Luca Ariano
utente anonimo

#2    03 Gennaio 2008 - 23:01
 
domanda pertinente quella che fai Luca: perchè non aver affidato la collana a Loi?
probabilmente, come dite, la priorità era vendere e forse sarebbe stato iinfluente. a questo punto niente compromessi, ma puntare su Neruda invece di Maiorino, De Angelis, per es.( mi spingo ancora pù in là di quanto abbiate fatto voi).
saluti,
red
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#3    03 Gennaio 2008 - 23:03
 
c'è un refuso: era ininfluente
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#4    04 Gennaio 2008 - 12:23
 
Bravo, Matteo. Fa piacere che un giovanissimo alle soglie del primo libro colga questa necessità. Ripenso al libro di Ruffilli sulla gioia e il lutto, con quella domanda forte sul bisogno del ricambio generazionale: ma se i vecchi non muoiono..., sussurrava Ruffilli tra le righe... E così concludevo, ad ogni passaggio della lettura e delle riletture, che è benissimo far girare la ruota ma rispettando i denti della cremagliera perché il treno non deragli. E' l'unica aggiunta che mi sento di portare al buono e giusto della tua puntualizzazione.
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#5    04 Gennaio 2008 - 13:56
 
è una questione di diritti, di royalties, la scelta di autori "indietro" di almeno 50 anni.
Prima di quel termine, l'uso è gratis. Dopo, bisogna pensare che ci sono parenti, mogli, editori che richiedono il pagamento dovuto - appunto - dei diritti .(legge 22 aprile 1941, n. 633)

dal sito SIAE: "Le opere dell’ingegno sono protette dalla legge fino al termine di 70 anni dopo la morte dell’ultimo dei coautori".
Di norma sono però sufficienti 50 anni.

Vedremo Luzi, Raboni, Zanzotto e Bacchini quando i diritti non saranno versabili a nessuno.

Fabiano Alborghetti
utente anonimo

#6    04 Gennaio 2008 - 14:02
 
Sì, ma, Fabiano, non per spaccare il capello in 4, ma non sono 50 anni che sono morti Ungaretti e Montale... Pure Neruda è morto nel '73, anno mio di nascita e spero di non essere così vecchio pur non essendo più di primo pelo :)
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#7    04 Gennaio 2008 - 15:03
 
E non hai tutti i torti, Massimo,
ma suppongo che per le opere di poesia ci sia meno considerazione "mercantile" tutto sommato, paragonata ad un testo da cantautore dove i termini vengono rispettati al millisecondo. Oppure per opere di narrativa, che nel tempo, "vendono" o possono essere rivalutate, anche cinematograficamente.
Per la poesia, che può vivere di "riassunto" ovvero può essere presentata l'opera omnia tracciata sintetizzando le varie opere che compongono "l'omnia" la legge - in Italia - decreta :
L'art. 70 della legge sul diritto d'autore introduce in Italia il diritto di compiere il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera per scopi di critica, di discussione e di insegnamento che «sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera»


Considerando che le testate che offrono queste pubblicazioni in omaggio, tendono ad una divulgazione dell'opera indi del nome dell'autore, giocoforza si intende che il diritto morale è tutelato.
"L'autore gode del diritto di rivendicare la paternità dell'opera, cioè di esserne pubblicamente indicato e riconosciuto come l'artefice e all'inverso, che non gli venga attribuita un'opera non sua o diversa da quella da lui creata. L'usurpazione della paternità dell'opera costituisce plagio, contro il quale il vero autore può difendersi ottenendo per via giudiziale la distruzione dell'opera dell'usurpatore, oltre al risarcimento dei danni (in caso di opera anonima o pseudonima l'autore può rivelarsi, se vuole, quando meglio crede) e di opporsi a qualsiasi modifica o ad ogni atto che possa pregiudicare il suo onore o la sua reputazione"
Altresi vero, ed è dove giocano gli editori, è il punto focale che vede l'opera pubblicata, ovvero il Diritto di ritirare l'opera dal commercio:
il c.d. diritto di pentimento. L'art. 2582 del codice civile prevede che l'autore, qualora concorrano gravi ragioni morali, ha diritto di ritirare l'opera dal commercio. Ha l'obbligo di corrispondere un indennizzo a coloro che hanno acquistato i diritti di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o mettere in commercio l'opera stessa.

Un esempio: Il sole 24ore pubblica Bacchini.
L'edizione fa schifo (ad esempio), si disfa in mano, ha caratteri malstampati e insomma, il tutto lede all'autore.
Bacchini pu fare leva su quanto sopra detto.

Ma essendo - in questo particolare caso di pubblicazione "a riesumazione" - l'autore morto, chi si oppone?

Fabiano Alborghetti

utente anonimo

#8    04 Gennaio 2008 - 15:07
 
ops.
chiedo scusa per gli errori di battitura.
FA
utente anonimo

#9    04 Gennaio 2008 - 15:10
 
Fabiano, in questo senso, il punto non fa più una grinza. Grazie per questa dettagliata spiegazione che fuga tutta una serie di mie incompetenze e colma alcune mie curiosità.
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#10    04 Gennaio 2008 - 16:39
 
Bravo Fabiano! 30 e lode in diritto civile. Però mi chiedo se sia davvero solo una questione giuridica. Io credo più di sostanza, come osservano Matteo e Massimo. Un combinato disposto di forma e sostanza, verrebbe da dire. Sapete che solo nel nostro Paese esistono norme così vincolanti sul diritto dell'ingegno di carattere creativo? Speriamo qualcuno si decida a modificarle. Non è possibile che per arricchire degli eredi (spesso di terzo o quarto grado) si privi la collettività di opere che invece dovrebbero arrivare a tutti.
corrado b
utente anonimo

#11    04 Gennaio 2008 - 18:45
 
Senz'alto Corrado, le norme del nostro paese, anche solo così a vista, senza voler fare del qualunquismo, appaiono spesso piuttosto inaggirabili.
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#12    04 Gennaio 2008 - 18:46
 
Ovviamente anche quello che vedete qua è un mio account su Splinder.

m.o.
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#13    04 Gennaio 2008 - 21:31
 
Trovo, per assurdo, la legge sul diritto d'autore molto opportuna per favorire indagini critiche distaccate di cui si sente molto il bisogno. Anche Petronio diceva che preferiva occuparsi dei morti piuttosto che dei vivi, e così scoraggiava la pioggia di richieste di lettura e commento. Però avere un margine di alcuni decenni di distanza secondo me aiuta molto l'oggettività e la serenità di giudizio dei rilettori.
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#14    05 Gennaio 2008 - 08:17
 
Scusa Fabiano ma quindi come funziona per quei libri e dvd, fumetti, ecc. che i giornali pubblicano che sono ancora sotto diritto d'autore? Molti viventi sono usciti...
Secondo me la realtà è che comunque non vogliono "rischiare" sulla poesia mentre in altri settori sono più sicuri di un ritorno economico!
Grazie per le tue preziosi informazioni...

Un caro saluto

Luca Ariano
utente anonimo

#15    05 Gennaio 2008 - 13:02
 
- per i libri:
il 78% delle testate che abbinano libri sono sotto il medesimo cappello/proprieta' dell'editore che ne possiede i diritti.
Indi è tutto grasso che cola e sempre in casa propria.

Praticamente è la stessa cosa per i DVD, visto che la distribuzione ( o detentore dei diritti per l'Italia) di rifa o di rafa è sotto la medesima ala. Diciamo che il detentore originale del diritto (diciamo X negli Stati Uniti) concede il diritto alla divulgazione oltre che alla diffusione via Cinema come da noi conosciuto, anche per le successive ripartiyione: home video a nolo, home video in vendita.
La definiyione di home-video prevede che non necessariamente il Film debba essere commercializzato attraverso attività preposte come il negozio, bensi attraverso la diversificazione.
L'allegato a rivista è uno di questi.

Comunque vada, anche dall'allegato di rivista a soli euro 8.99 si matura un dividendo da versare alla società originale negli Stati Uniti che ovviamente ha tutti gli interessi a concedere l'autorizzazione.

Per i fumetti non so ma posso informarmi.

Sull'effettiva mancanza di rischio, concordo perfettamente.
Da un sondaggio nel mio luogo di lavoro:
Interrogate diverse persone su chi fossero RABONI, SANGUINETI, BACCHINI, LUZI la risposta è stata "chi?"

Interrogando su chi fossero NERUDA, PREVERT le risposte sono state "scrittori d'amore" e "poeti d'amore".
Alla domanda su chi fosse UNGARETTI, la risposta è stata tra il "boh" e "uno che scrive?" (col punto interrogativo)

Se fossi un editore, vista la ricettività del mercato, probabilmente punterei sulle medesime modalità dei "soliti noti": la messa in stampa di un volume del genere, venduto poi tra i 9 e 12 Euro e con un costo stampa irrisorio - vista la qualità - da comunque un buon ritorno economico, specie perchè la stampa la si effettua "in casa", ovvero non appaltando all'esterno (o comprando un prodotto già fatto)ma procedendo su stabilimenti propri o coi quali si hanno convenzioni (come ad es: la Milanostampa di Farigliano).

Fabiano Alborghetti
utente anonimo

#16    05 Gennaio 2008 - 14:18
 
Aggiungerei che qui, da questa nicchia composta da persone molto competenti, ci pare strano non arrischiarsi su voci più contemporanee, mentre là dove si prendono certe decisioni, c'è anche la consapevolezza di non voler proporre un'iniziativa di nicchia, ma popolare. Voglio dire, hai voglia spenderti per Bacchini, ma chi lo conosce, in effetti? Neruda invece... Ciò che sembra ovvio a noi, non lo è in altre prospettive. Insomma, non è dal Sole 24 Ore che ci si deve attendere la militanza (nemmeno sugli autori ormai sessantenni o più...).
MA LA COSA PIU' IMPORTANTE è che davvero i valori contemporanei sono TUTTI SOSPESI, non c'è più critica autorevole, non c'è più comunità ricettiva. E temo che non basti attendere qualche decennio per saper valutare meglio: si invaliderà semmai per inerzia il FALSO STORICO che stiamo vivendo... E, sia chiaro, chi parla non pretende mica di sapere quali siano i veri valori in campo. Si vuole qui dire che la crisi è reale e che bisogna lavorare molto, e a 360 gradi, per cercare di uscirne - lentamente e dolorosamente. Forse nessuna epoca è pacifica, ma oggi molti, moltissimi hanno la sensazione di veder "canonizzati" autori solo per il loro prestigio editoriale affermatosi secondo modalità nuove e molto criticabili che si sono innescate, diciamo, dopo il '68 (e vo a spanne, non giudico quegli anni contradditori, ma ne rilevo certe conseguenze). Ci fosse un Neruda italiano, lo pubblicherebbero eccome, anche se vivo, probabilmente. Ma noi non abbiamo più (non avremo mai più?) le condizioni per "riconoscere" un Neruda da vivo. Viviamo nell'epoca che rinnega se stessa, il suo presente.
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#17    05 Gennaio 2008 - 17:01
 
concordo pienamente.

(scusandomi per gli errori di battitura di poco prima. La tastiera elvetica ha delle lettere diverse rispetto a quella italica).

Fabiano Alborghetti
utente anonimo

#18    06 Gennaio 2008 - 15:31
 
hai pure la tastiera elvetica... fabiano...

scusate l'assenza, ero a milano coi carcerati: la domanda come giustamente sottolineano filippo e marco è "innocente" (mica tanto), nel senso che a un certo punto s'è smesso di parlare dell'immediato, e non parlo dei ventenni, parlo dei colossi. delle colonne. di montale in fondo si parlava mentre montale c'era ancora, così ungaretti. per assurdo neppure si osa con la merini, che occupa uno dei 3 scaffali medi che ha la poesia in una libreria in italia. il problema sta alla base, e in questo senso deve andare anche molto del lavoro secondo me di chi sa chi è bacchini, o chi è loi. fermo restando che avendo avuto modo di conoscere bacchini secondo me lui acconsentirebbe a pubblicare il suo operato per un paio di caffè e un abbonamento al sole 24 ore, con l'oblio che ha subito la sua poesia fino purtroppo a pochi anni fa.

poi bisognerebbe anche chiedersi se il canale edicole possa avere importanza per la diffusione della poesia attuale. e lì ci vorrebbe un editore (e anche dei poeti) con le palle per provare. un caro abbraccio a tutti.
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