A giugno sono usciti i primi due titoli della nuova collana di «Atelier», intitolata Macadamia. Si tratta dei volumi Il sistema limbico di Giovanna Rosadini e Made in Italy di Simone Cattaneo. In attesa di trovare il tempo di parlarne più diffusamente, cominciamo a raccogliere gli echi che queste due voci andranno pazientemente seminando.
Dalla rivista «Ore piccole» (http://www.orepiccole.org), una delle più belle che ci sia in circolazione, ricopio l’introduzione che Flavio Santi ha scritto per alcuni testi di Simone. È appena una provocazione, ma di una giustezza che non ha pari.
MM
Strana la carriera del poeta. Strana soprattutto in Italia. Prendete ad esempio uno come Simone Cattaneo. In Inghilterra o in America sarebbe una star, un poeta conteso da reading e salotti buoni, programmi tivù e seminari universitari. Che è quello che succede ai suoi colleghi Armitage – con cui condivide fra l’altro lo stesso nome –, Paul Muldoon e soci. Quello che voglio dire è che Cattaneo fa una poesia al vetriolo, tra il sociale e il vuoto per dirla con i Baustelle, amatissima all’estero. Cattaneo è il nostro Armitage (per dimostrare questa tesi una volta ho fatto uno scherzo tremendo a un critico: gli ho passato un gruzzolo di poesie di Cattaneo spacciandole per primizie di Armitage. Non vi dico l’entusiasmo dell’illustre studioso per quegli “inediti”…). C’è un piccolo problema (tale in Italia, no di certo all’estero): Cattaneo è come la sua poesia, franco e schietto, non fa la corte a nessun potente di turno, critico e poeta, lui pensa a vivere e a scrivere.
